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RIPRENDIAMOCI LA PEDAGOGIA: dalla Pedagogia alla NeuroPedagogia: attraverso una critica etimo-epistemologica delle scienze della psiche”
Ermanno Tarracchini
Riassunto

La NeuroPedagogia è la scienza dell’educazione e della personalità che integra il sociale-educativo della pedagogia e il biologico della neurologia.

Nel corso del novecento il mondo occidentale è stato invaso sempre più da teorie psicologiche cliniche che non possono essere scientificamente validate in quanto ignorano i principi del metodo scientifico quali quelli della falsificabilità e della ripetibilità del fenomeno osservato ( in questo caso del disturbo “diagnosticato” .

Tutto ciò predispone il terreno culturale – sociale e scolastico– ad accogliere la cultura psicologica del disturbo che, alla prima difficoltà del vivere, del crescere, dell’apprendere o del capire, trova risposta nella prassi clinico-diagnostica degli interventi a carattere “psicologico” e nei vergognosi quanto antiscientifici test di misurazione dell’intelligenza (QI), ignorando volutamente le potenzialità di una intelligenza “distribuita”, creativa e solidale nel mondo educativo circostante.

Medicalizzare è più comodo: diagnosi, ricette, farmaci, psicologo e il ragazzino frammentato tra vari esperti. Quanti bambini vengono dichiarati dislessici o disgrafici alle prime incertezze, alle lettere rovesciate, senza dare loro modo e ancor meno tempo adeguati per sciogliere percezioni confuse che spetta al maestro chiarire con le tante risorse che la pedagogia suggerisce.” (Grazia Honegger Fresco, pedagogista montessoriana Italiana scomparsa nel 2020) Nella storia della pedagogia e della medicina italiana ci sono due donne, antesignane del passaggio ad un approccio neuropedagogico attraverso una forte critica contro la psicologizzazione dell’educazione: Maria Montessori ed Antonietta Bernardoni, entrambi donne medico e ricercatrici che si sono conosciute e stimate reciprocamente. Entrambi con formazione iniziale di tipo medico-clinico sono arrivate ad un approccio pedagogico, (che oggi diremmo neuropedagogico)demedicalizzante e disalienante, nello studio della personalità umana. Per Maria Montessori si è trattato della “normalizzazione“ dei bambini chiusi in manicomio attraverso la pedagogia scientifica e l’educazione per un mondo nuovo. Per Antonietta Bernardoni si è trattato della guarigione del cosiddetto “malato mentale”, attraverso le assemblee di Attività Terapeutica Popolare - ora Assemblee di Educazione Reciproca Continuativa del collettivo Bernardoni. (Vedere il libro disponibile nella libreria del convegno “La vita quotidiana come storia senza paura e senza psichiatria. Disponibile sia in lingua Esperanto che in Italiano).

La risposta va dunque ricercata non in presunte alterazioni di presunte strutture intra-psichiche, ma nel senso antropoevolutivo, scientifico, morale, spirituale e politico di un cervello e della sua storia, un cervello che affonda le radici della sua intelligenza alla periferia del corpo dove gli organi di senso (vista, udito, tatto, olfatto, gusto, movimento...) incontrano la periferia del mondo esterno: l’intelligenza e le emozioni suscitate dall’ambiente educativo in cui tale cervello è immerso. Parliamo cioè di una mente e della sua coscienza, frutto dell’incarnazione di una dialettica del biologico e del sociale sviluppatasi nel corso di processi – filogenetici ed ontogenetici – ancor lontani dall’essere pienamente compresi.

Ai partecipanti a questa conferenza, lettori/ascoltatori, offriamo due spunti di riflessione in attesa, se lo riterranno utile, di approfondirne il contenuto con la lettura del libro di Antonietta Bernardoni che si trova in libreria in Italiano “La vita quotidiana come storia senza paure e senza psichiatria” e in Esperanto “La ĉiutaga vivo kiel historio sen timoj kaj sen psikiatrio”.

  1. Le scienze pedagogiche dovranno davvero venir soppiantate da psichiatria, psicologia e psicoanalisi,?
  2. Lo psichiatra e lo psicologo sono irrimediabilmente destinati a divenire “i maestri dei maestri”?
Supren
UEA, 2026