
Quando si osservano le persone dall'esterno, quando ci si concede il tempo e la pazienza di farlo, sotto la lente di un microscopio immaginario, l'agitarsi umano è, nel moto delle preoccupazioni mentali, incomparabilmente più vivace di quello della dinamica naturale. Siamo abituati a considerare l'essere umano come il centro delle attività, come un agente instancabile. Ma quando osserviamo più da vicino la natura umana, quando analizziamo le nostre esperienze di vita o quelle degli altri, ci rendiamo conto che tra le azioni, durante le azioni, sovrapposte alle azioni, le attese costituiscono una parte incredibilmente grande della nostra esistenza.
L'attesa, come atteggiamento umano, ha due parametri principali: quello affettivo e quello motivazionale. A causa del primo o del secondo, il fenomeno si sviluppa, su vasta scala, in modi molto diversi. Un'attesa ragionata o un'attesa preoccupata, un'attesa piena di speranza o un'attesa disperata, senza frustrazione o angoscia, l'attesa attua l'esistenza odierna o futura, giorno dopo giorno, sotto forma di attese ripetute. Numerosi esempi, sia letterari che vissuti, ci faciliteranno l'enumerazione di tante attese multiformi.
L'esperienza psichica, il sapere attendere, rinforzano l'individuo. L'attesa è un atteggiamento correlato al tempo e ci dà il vero valore del momento vissuto. Impazienti, abbiamo creato strumenti per misurare e accorciare l'attesa. Dalla clessidra al computer, scandiscono inesorabilmente la nostra vita. Imposta o volontaria, individuale o collettiva, l'attesa procrastinante o l'attesa piena di emozioni, forgia il carattere. Il nostro percorso è disseminato di attese, viviamo da una all'altra. L'attesa diventa uno stato stimolante, una lezione da imparare.